CAPPELLETTA DI SAN SEBASTIANO:

situata al bivio sulla strada che conduce alla Chiesa Romanica di San Lorenzo, fu costruita nel 1894 ed è di proprietà del Comune.


CAPPELLETTA MADONNA DEL BUON CONSIGLIO:

Situata all’ingresso del concentrico del paese, fu fatta costruire dal Notaio Nicola Vercelli nel 1793. Fu donata nel 1931 alla Chiesa Parrocchiale. E’ dotata di un pregevole quadro raffigurante la Madonna son San Nazario e San Celso di Cimella.


CAPPELLETTA DI SAN ROCCO:

Situata a nord del paese, è di proprietà del Comune. Domina sulla facciata un affresco rappresentante il pellegrino San Rocco, donato dal concittadino Giuseppe Gardino.


CAPPELLA DEL BRICCO GALLO

Intitolata a San Giuseppe, è di proprietà della famiglia Gallo. Costruita nel 1929, è stata riparata dai borghigiani nel 1991. L’affresco di facciata è del pittore Giuseppe Gardino.


CAPPELLA DELLA BORGATA VALPEROSA:

Intitolata a San Francesco, è la più recente, risale al 1966 su disegno dell’architetto Quaglia Don Giovanni. Annessa alla chiesa c’è la casa che fu del cappellano fino al 1927 e poi la scuola utilizzata fino al 1962.


CAPPELLA DI RIVERE

Intitolata a San Secondo patrono di Asti, di proprietà della famiglia Giovara, presenta all’interno un grande quadro con l’effige di San Secondo.


CAPPELLA DI POCOLA:

Intitolata allo sposalizio di San Giuseppe, fu costruita nel 1904-1905 da geometra Delù e capomastro Torchio Eugenio in stile gotico.


CAPPELLA DI MALATERRA

Intitolata a Maria Immacolata, molto antica e con pronao e gradinata di accesso. Fu restaurata nel 1962. I borghigiani ne hanno cura.


CAPPELLA DEI REMONDINI:

Intitolata a madonna Addolorata risale ai primi dell’ Ottocento. Ristrutturata di una campata nel 1934 col suo alto e affusolato campanile. In essa è situata statua dell’Addolorata del 1925.


CAPPELLA DI SERRA NANI

Intitolata a San martino, fu costruita nel 1879 in seguito ad un voto dei borghigiani per una bella e abbondante vendemmia. Impresario Torchio Carlo. Fu rimessa a nuovo nel 1992.


SANTUARIO DELLA MADONNINA DI VULGO SCAPENZO:

Già nel 1500 esisteva “su di un piccolo monticello un poco distante dalle case e a mezzodì della borgata di Pratomorone” una chiesa campestre sotto il titolo della "Madonna di Scapenzo", “fatta costruire in dipendenza di voto formato per la liberazione del contagio”. Secondo la tradizione popolare fu la Madonna ad indicare il luogo ove doveva sorgere la sua dimora: esisteva nel centro di Pratomorone una cappella in cui era collocata una statua della Madonna; questa statua una notte abbandonò quel luogo per andare a posarsi sopra un gelso che si trovava su di un poggio circostante. Il fatto miracoloso si ripetè anche la notte successiva e fu interpretato dai borghigiani come desiderio della Madonna di essere ricordata, in quel luogo isolato, con un segno particolare di devozione.

Intorno al 1630 la comunità utilizzò la chiesa e il sito circostante come lazzaretto e cimitero e non è azzardato ipotizzare che la peste che colpì Pratomorone sia quella narrata dal Manzoni nei "Promessi Sposi" in conseguenza della calata dei Lanzichenecchi per l'assedio di Casale durante guerra di successione del ducato di Mantova e del Monferrato (1628-1631).

“L'anno 1845 una persona inferma da malattia incurabile avendo per mezzo dell'intercessione di Maria SS.ma di Scapenzo ottenuta la sua perfetta guarigione offrì sul luogo di quel Pilone una fornace di settantacinque circa materiali per farvi riedificare una nuova Chiesa”; in seguito a ciò e alle grazie di guarigione di molti infermi, come attesta il Rev. Don Remondini Carlo, cappellano della Borgata, i borghigiani decisero di erigere una Cappella nel medesimo sito, per mezzo della loro manodopera e delle offerte di alcuni favoriti dalla Vergine.

Il preventivo totale delle opere ammontava a lire 483 e prevedeva la costruzione di una chiesa con ampio piazzale, contornata da alberi che dovevano servire da ornamento e da riparo dal sole. Alla costruzione della Cappella, che nell'anno 1846 risultava completata fino al tetto, contribuì anche Sua Maestà Carlo Alberto (re di Sardegna dal 1831 al 1849), con la somma di Lire 250. Tale lascito potrebbe essere correlato alla guarigione della giovane figlia del sovrano, molto malata, da parte di un noto settimino della borgata, tale Bosio, zio del bisnonno della maestra Surra Franca; egli infatti guariva gli ammalati con infusi e misture di erbe che amalgamava nel suo “tupin”. Questo settimino fu chiamato a Torino alla corte del sovrano il quale, in seguito alla guarigione della figlia, gli conferì la laurea Honoris Causa in medicina.

La chiesa della Madonnina di Scapenzo viene interamente demolita e ricostruita come la possiamo ammirare attualmente, nell'anno 1926 a cura del Cappellano D. Perosino, con un ammontare complessivo di spesa pari a lire 26.265; il progetto fu eseguito dal geometra Onorino Quaglia, mentre le opere furono eseguite a cura dell'impresario costruttore Torchio Eugenio fu Carlo. A tali lavori parteciparono molte persone della borgata, dalle quali si e' venuto a sapere che sotto la vecchia chiesa esistevano tombe contenenti resti di ossa umane appartenute forse a qualche religioso del tempo passato Nella nuova chiesa della Madonnina si continuò a conservare in una nicchia nell'abside l'antica statua della Madonna, che fu purtroppo trafugata negli anni '70, e sostituita con un'altra statua molto somigliante a quella originale. A quella Madonnina si rivolsero con devozione e fiducia i Pratomoronesi e gli abitanti dei paesi limitrofi che abbellirono con molti quadri ex-voto le pareti laterali del Santuario. Ancora oggi, come molto tempo fa, nel mese di Maggio, sullo stesso poggio “un poco distante dalle case e a mezzodì della borgata di Pratomorone” la popolazione si reca a rendere omaggio alla Madonnina di Vulgo Scapenzo e la prima domenica di giugno si svolge una processione in suo onore.